”Due gambe e un cuore”, il nuovo libro di Giovanni Certomà


PREFAZIONE

di
Fabio Marri (direttore www.Podisti.net)



“Accanto alla passione per la cultura”, dichiara in uno dei pezzi qui raccolti Giovanni Certomà, se ne agita in lui “un’altra – forse più intensa - che è quella per la corsa. La corsa è libertà, rilassamento mentale e soprattutto un modo per conoscersi nel profondo”. Laureato in pedagogia, estimatore del filosofo Erminio Juvalta al punto di scegliere il cognome di lui come nickname della sua posta elettronica, autore di poesie e soprattutto professore di lettere adorato dai suoi studenti milanesi, Certomà corre da non molti anni, e pone come sua massima gioia il farlo nella nebbia di Milano, soprattutto di sera, al mercoledì e venerdì non appena la scuola lo lascia libero. Ogni domenica mattina viene poi la gara ufficiale, cui Certomà si accosta (dopo la messa prefestiva cui non manca mai), col fervore del neofita che va alla scoperta di strade nuove e di città d’arte prima sconosciute, sempre più lontano da casa: Bergamo, Brescia (“una Brescia umida e con un sole avvolto da una sorta di velo di Maya”), Cremona, Piacenza (dove la vista della neve che cade dà, a lui ragazzo del Sud, “enorme gioia e carica”), Ferrara, Roma, e via via fino a Berlino (dove ha la ventura di assistere all’abbattimento di un altro muro, questa volta sportivo: un nuovo record mondiale) e ad Atene, pochi mesi dopo Baldini, per poter dire anche lui di aver corso “la vera Maratona”, quella di Filippide o quanto meno quella delle prime Olimpiadi moderne. Disputare una maratona (o una maratonina, come sono la maggior parte delle gare qui raccontate) consente allo sportivo il contatto fisico coi grandi campioni, che negli altri sport è negato; Certomà parla dell’“emozione provata quando i top runner mi sono passati a fianco”, in una delle prime gare importanti cui prese parte, a Bergamo. E, quando i campioni sono ormai lontani, il corridore ‘normale’ scopre il piacere di “abbandonare la dimensione solitaria” e “fondersi con le dimensioni altrui”, correndo in piccoli gruppi o anche, nelle maratone di massa come Roma, trovandosi parte di “un autentico e pulsante flusso sanguigno”, scambiando chiacchiere e incitamenti così da vincere la fatica o, talora, “l’inferno climatico” e lo stress da traffico mal governato cui sono sottoposti gli atleti su strada. Il tutto nella massima allegria, tranne quando prevale un sentimento più profondo, e allora al via dei Fori Imperiali “l’emozione era talmente forte che ho creduto di piangere”, e all’arrivo nello stadio Panathinaiko “un brivido mi sovrasta e le lacrime quasi scendono”. E fuori della corsa, la sete di cultura: la cultura vera, in nome della quale Certomà insegna ai suoi studenti e ai frequentatori del suo sito ad aborrire i talk show, e preferire le meditazioni sulle pagine di Campanella o di Rousseau; quella che lascia il viaggiatore intendente “senza parole” dinanzi a un “capolavoro dell’arte” come il duomo di Cremona “illuminato in una fresca serata d’ottobre”, o “incantato” il turista nel centro storico di Ferrara, oltre tutto con la complicità del non essere solo, nel giorno di San Valentino. Nessuna malizia: la fortunata è “Giusy, mia moglie, che, oltre ad essere sempre presente in ogni attimo della mia vita quotidiana, mi accompagna sempre nelle trasferte podistiche; non si potrebbe aver di più da una compagna che, con pazienza e profondo amore, riesce a comprendere le mie uscite settimanali d’allenamento senza farmelo pesare”. Un podista coscienzioso sa anche adoperarsi in favore dei colleghi: ecco allora Certomà collaborare alla gestione della maratona della sua città, mettendosi, fin dalle 6 e mezzo di un mattino di dicembre, in corso Sempione per allestire il rifornimento del km 35; e sa confrontare il lavoro del proprio gruppo con quello di altre organizzazioni, che a fronte di una non esigua quota d’iscrizione, mettono in mano al podista solo “uno snack che, vista l’ora (19:00), consumo immediatamente”, qualche gala

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